3 ottobre 2009 6 03 /10 /ottobre /2009 17:31

Come si spiega che il passato sia pregno di un pullulare di apparizioni di santi, madonne nelle più differenti versioni, addirittura di teofanie, e che oggi, cioè da quando sono possibili le misurazioni, ovvero tests sulla veridicità delle affermazioni metafisiche, il numero delle presunte manifestazioni si sia drasticamente ridotto, residuando soltanto quelle non sottoposte a verifica? 

Ci sono centinaia di racconti e diecine di libri, editi da case come Edizioni Paoline, SEI, Dehoniane, Mediterranee, per citare solo le maggiori, che raccontano fatti straordinari e di anime venute dall’oltretomba, come fossero fatti della natura, anche piuttosto frequenti.

Mi domando perchè questa ventura non sia dominio di ciascuno e, dunque, anche mio. Vorrei parteciparvi per farmene un’opinione personale, ma qual è il criterio di sorteggio? Cosa potrei fare, io, per poter accedere a questa improbabile estrazione? E, soprattutto, vi posso aderire?

A quanto ne so non c’è una risposta esauriente a queste domande.


E allora è legittimo un dubbio: saranno tutte vere le storie raccontate? Ci sono prove inconfutabili sulla loro autenticità?

“Il volto di un angelo” di I. Felici (Edizioni Paoline, 1955), “Riflessioni sui novissimi” di Fr. Eusebio di Maria, (Ed. Sussidi, Erba (Co)), “Volo tra le fiamme” di I. Felici, (Queriniana, Brescia, 1951), ”Lo zingaro di Cristo” di M. G. Ceccuzzi, (Edizioni Paoline, 1953) sono libri, pubblicati, stracolmi di vicende inverosimili e mirabolanti, che nessuno ha mai potuto appurare, ma consegnate al lettore per certe.


In casi come questi la verificabilità è fondamentale per determinare una vendita onesta. Infatti, se questi libri raccontassero vicende davvero accadute, non importa se razionali, non saremmo qui, teologi e filosofi in testa, a discutere sull’esistenza di una vita oltre la morte o proprio di quella di un dio. Sarebbero fatti, al limite potremmo ragionare sulla loro spiegazione.

Il rigore richiesto per portare alla luce fenomeni di tale portata deve essere di livello elevatissimo perchè la realtà di tutti i giorni è ben diversa. Ci vuole preparazione per la comprensione e controllo per poter escludere qualunque altra spiegazione possibile.
Per pubblicare eventi così importanti non è sufficiente raccontarli.


E allora è chiaro che ci troviamo di fronte a favole, create più o meno in buona fede, ma pubblicate di certo con malizia, con lo scopo di reclutare nuovi accoliti e fidelizzare quelli già in dote.

Questi libri sono illegali. Diffondono informazioni incerte spacciandole per vere. Sono pubblicità ingannevole. Sfruttano la credulità popolare per batter cassa, direttamente con la vendita e, indirettamente, con gli incommensurabili merchandising e potere derivanti.

In questi libri non c’è nulla di religioso, confondono solo le idee dei più vulnerabili, complicando il lavoro di chi vorrebbe approdare alla verità. Un danno smisurato.


E per non riferire solo personali considerazioni ho scelto due brevi racconti tra le centinaia di quelli a disposizione di tutti (non immaginate la pena nel fare queste letture!) lasciando al lettore le proprie valutazioni:

 

 “Il Venerabile P. Domenico di Gesù Maria era solito tenere nella sua cella, come si usa nell'Ordi­ne Carmelitano, un teschio vero, sia per ricordare la morte come per avere un richiamo al dovere di carità di suffragi verso i defunti.

Quando arrivò al convento di Roma, nella cella che gli venne assegnata trovò un teschio, da cui una notte udì una voce alta e spaventevole che gridava: «In me­moria hominum non sum - nessuno si ricorda di me». Le parole furono ripetute più volte e udite in tutto il dormitorio del convento. Il Venerabile rimase stupito e timoroso, dubitando che si trattasse di un fenome­no diabolico. Si mise subito a pregare per sapere cosa dovesse fare. Prese poi dell'acqua benedetta e aspergen­dola sopra il teschio, il medesimo pronunciò queste al­tre parole: «Acqua, Acqua, misericordia, misericordia».

Il religioso gli domandò chi era e che misericordia voleva. Il defunto rispose dandogli queste informazio­ni: era un tedesco, venuto a Roma a visitare i Luoghi Santi. Il suo corpo era stato sotterrato da molto tempo nel camposanto, l'anima si trovava in Purgatorio a pa­tire pene intollerabili. Non aveva nessuno che gli faces­se del bene, né chi si ricordasse di lui, e perciò lo prega­va di aspergerlo continuamente con l'acqua benedetta. Gli raccomandò che pregasse per lui il Signore affinché lo liberasse da quelle pene.

Padre Domenico promise. Pregò molto e fece peni­tenze. Pochi giorni dopo il defunto gli comparve in cel­la per ringraziarlo del beneficio della liberazione dal Purgatorio, promettendogli riconoscenza.

(dai processi di beatificazione del P. Domenico di Gesù Maria)

 

Giovanni Bosco, da giovane studente nel seminario di Chieri, fece questo patto con il suo amico e condiscepolo Comollo: chi dei due fos­se morto per primo sarebbe venuto la notte se­guente a informare l'altro della propria sorte, a condizione che Iddio l'avesse permesso. «Io ignoravo tutte le conseguenze di una simile promessa, scriverà più tardi don Bosco, e con­fesso che fu una grande follia; così io consiglio vivamente gli altri di astenersene. Ma noi allora non trovammo nulla di riprensibile in questa promessa ed eravamo ben decisi a mantener­la. La rinnovammo più volte, in particolare du­rante l'ultima malattia di Comollo. Le ultime parole di Comollo e il suo sguardo mi assicu­rarono dell'adempimento del nostro patto.

Nel seminario di Chieri, la notte dal 3 al 4 aprile 1839, che seguiva il giorno della sepoltura di Luigi Comollo, io - raccontò Giovanni - riposavo con venti alunni del corso teologi­co... Ero a letto ma non dormivo. Sullo scoc­care della mezzanotte, si ode un cupo rumore in fondo al corridoio, rumore che si rendeva più sensibile, più cupo, più acuto a misura che si avvicinava. Pareva quello di un carrettone tirato da molti cavalli, di un treno di ferrovia, quasi dello sparo di un cannone... I seminari­sti di quel dormitorio si svegliano, ma nessu­no parla. Io ero impietrito dal timore. Il rumore si avanza, e sempre più spaventoso; e presso il dormitorio si apre da sé violentemente la por­ta. Continua più veemente il fragore senza che si veda cosa alcuna, eccetto una languida luce, ma di colore vario, che pareva regolatri­ce di quel suono. A un certo momento si fa im­provviso silenzio: splende più viva quella luce; si ode distintamente risuonare la voce del Comollo (ma più esile di quando era vivo) che, per tre volte consecutive, dice: Bosco! Bosco! Bosco! io sono salvo!

In quel momento il dormitorio divenne an­cor più luminoso, il cessato rumore si fece riudire di gran lunga più violento, quasi tuo­no che sprofondasse la casa, ma tosto cessò, e ogni luce disparve. I compagni, balzati dal let­to, fuggirono senza saper dove... Tutti aveva­no udito il rumore. Parecchi intesero la voce, senza capirne il senso... Io ho sofferto assai e fu tale il mio spavento che in quell'istante avrei preferito morire. Fu la prima volta che, a mio ricordo, abbia avuto paura. Di qui in­cominciò una malattia che mi portò all'orlo della tomba, e mi lasciò così malandato di sa­lute che non ho potuto più riacquistarla, se non molti anni dopo».

(G. B. Lemoyne, Vita di S. Giovanni Bosco, vol. 1, Torino 1953, pp. 192-194.)


Questa è letteratura, seppur sui generis, ma anche tra i teologi contemporanei c’è chi afferma, per esempio, che “si può con tutta sicurezza ritenere il Paradiso un astro situato realmente al centro dell'universo, attorno al quale ro­teano tutti gli altri corpi celesti, rifatti splendidissimi.” (Otto Herman Pesch).

Purtroppo quelle che a me paiono stravaganze pericolosissime non lo sono per moltissimi credenti, mentre per la Chiesa sono addirittura verità sacrosante a cui il fedele deve adattarsi perchè provenienti da Dio per tramite dello Spirito Santo.


E a chi vuole replicare sostenendo che si può essere cattolici praticanti anche in presenza di testimonianze come quelle appena scorse, perchè è la dottrina ufficiale che ha valore, domando allora se sia davvero nota la reale posizione della Chiesa cattolica e se ci si sente pronti a condividerla, senza esitazione alcuna, perchè neanche essa  risparmia proclamazioni impegnative.


Mi riferisco, per esempio, al Concilio Ecumenico Latera­nense IV col quale si assicura che “Tutti risorgeranno col proprio corpo che han­no ora”, e al Catechismo di S. Pio X che rispondendo alle do­mande 157 e 158 afferma “Alla fine del mondo ci attende la resurrezione della carne e il giudizio universale. Resurrezione della carne significa che il nostro cor­po, per virtù di Dio, si ricomporrà e si riunirà all'ani­ma per partecipare, nella vita eterna, al premio o al ca­stigo da essa meritato” approdando, poi, al Catechismo della Chiesa Cattolica, che ai numeri 997-1001 aggiunge “Con la morte, separazione dell'anima dal corpo, il corpo dell'uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo risorto. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamen­te la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della Resurrezione di Gesù. Tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivesti­ti, nell'ultimo giorno, alla fine del mondo. Infatti la Ri­surrezione dei morti è intimamente associata alla Pa­rusia di Cristo”. 

 

Oggi iniziano ad essere in molti gli illustri studiosi che dichiarano l’evidente improbabilità, teoreticamente inconsistente, di una resurrezione del corpo, se non altro per la grande difficoltà di stipare centinaia di miliardi di persone, fisicamente da qualche parte nell’universo.


Ergo, forse è arrivato il momento di cominciare, sul serio, a chiarire senza opportunismi qualche fondamentale, con tutto il rispetto per chi crede per Fede e un po’ meno per chi ci scherza clandestinamente.

 

(heidi)

 

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Published by Maurizio Fiumara - in RIFLESSIONI
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commenti

miscredente 01/13/2011 11:14



Nietzsche scrisse: "anche se un articolo di fede venisse confutato mille volte, posto che egli [l'uomo] lo sentisse necessario, continuerebbe a tenerlo per vero"


E questo, a mio parere, non vale solo per i fedeli, ma anche per i non fedeli.


Posto che venga dimostrata l'esistenza di un dio, se un ateo lo sentisse necessario, continuerebbe a credere che non esiste. E viceversa per un credente..



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inabissato nell’infinita immensità degli spazi che ignoro e che m’ignorano, 

io mi spavento e stupisco di trovarmi qui piuttosto che là, non essendoci 

nessuna ragione perchè sia qui piuttosto che là, oggi piuttosto che domani. 

Chi mi ci ha messo? Per ordine e per opera di chi questo luogo e questo 

tempo furon destinati a me?"


(da Pensieri, Blaise Pascal)

 

 

 

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Tutti gli uomini nascono aristotelici o platonici: le opinioni e le interpretazioni difficilmente interesseranno i primi, i fatti e le dimostrazioni non convinceranno mai i secondi.
(Conversazione a tavola di S.T. Coleridge).

 

Ma se i buoi, i cavalli e i leoni avessero mani o potessero dipingere e compiere quelle opere che gli uomini compiono cone le mani i cavalli dipingerebbero immagini degli Dèi simili ai cavalli, i buoi simili ai buoi, e plasmerebbero i corpi degli degli Dei simili all'aspetto che ha ciascuno di essi.                                 (Senofane)

 

Non cesseremo di esplorare 
E alla fine di tutto il nostro esplorare 
Arriveremo al punto di partenza 
E conosceremo il luogo per la prima volta.

                               (Little Gidding di T.S.Eliot)

 

 

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Ho speso una fortuna
Per navigare sui sette mari
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A due passi dalla porta di casa 
Una goccia di rugiada su un filo d’erba.

                                    (Rabindranath Tagore)

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