15 aprile 2011 5 15 /04 /aprile /2011 16:01

Riflettiamo sull'ineguagliabile ingegnosità, che si manifesta nella costituzione e nella struttura degli individui e che si attua con la medesima perfezione in ciascuno di essi; prendiamo infine in considerazione l'incredibile dispendio di forza, di abilità, di prudenza e di attività, che ogni animale deve incessantemente fare nel corso della sua vita.

 

Esaminiamo ora le cose più da vicino: riflettiamo, per esempio, sull'instancabile zelo delle piccole, misere formiche, sulla mirabile e ingegnosa operosità delle api, oppure osserviamo come un necroforo da solo, riesca a sotterrare in due giorni una talpa quaranta volte più grossa di lui, per deporvi dentro le uova e assicurare così il nutrimento alla prole futura; nell'osservatorio teniamo presente come, in generale, la vita della maggior parte degli insetti non sia altro che un lavoro ininterrotto, per procurare il nutrimento e una dimora alla prole che nascerà in futuro dalle uova e che, dopo aver consumato il nutrimento ed essersi trasformata in crisalide, entrerà nella vita al solo scopo di ricominciare da capo lo stesso lavoro; sempre in questa occasione, ricordiamoci anche come, analogamente, gli uccelli trascorrano gran parte della vita, occupati nelle loro lunghe e faticose migrazioni, cui fa seguito la costruzione del nido e il trasporto del nutrimento per la prole, la quale, l'anno successivo, dovrà, a sua volta, assumere il medesimo ruolo: in ogni momento tutto lavora dunque per il futuro, che è destinato a fare bancarotta.

 

A questo punto non si può fare a meno di cercare quale sia il premio per tanta abilità e tanta fatica, quale sia lo scopo che gli animali hanno davanti a sé e cui tendono incessantemente; non si può insomma fare a meno di domandare: che cosa si ricava da tutto questo? Dove approda quest'esistenza animale che richiede uno spettro così ampio di disposizioni?

 

Come risposta non possiamo proporre nient'altro, se non il soddisfacimento della fame e dell'impulso sessuale, nonché, tutt'al più, quel po' di piacere momentaneo che, tra miserie e fatiche senza fine, tocca, di quando in quando, ad ogni individuo. Se si mettono a confronto l'indescrivibile ingegnosità delle disposizioni e l'indicibile ricchezza dei mezzi, da un lato, con la pochezza del risultato, che quelle disposizioni e quei mezzi hanno permesso di perseguire e di raggiungere, dall'altro, si sarà costretti ad ammettere che la vita è un affare, i cui guadagni sono ben lungi dal coprire le spese.

 

Questo risulta evidente soprattutto in alcuni animali il cui modo di vivere è particolarmente semplice. Si consideri, per esempio, la talpa, questo lavoratore instancabile. Lavorar sodo, scavando con le sue enormi zampe a forma di pala: ecco l'occupazione di tutta la sua vita; una notte eterna la circonda; i suoi occhi in embrione, le servono solo per fuggire la luce. (...)

 

Ma che cosa riesce a ricavare la talpa da questa vita così faticosa e priva di gioie? Il cibo e l'accoppiamento: ossia soltanto i mezzi per continuare lo stesso triste cammino e per ricominciare da capo, in un nuovo individuo. Da questi esempi risulta chiaro che tra le fatiche e le sofferenze della vita, da un lato, e i suoi proventi o guadagni, dall'altro, non c'è alcuna proporzione. (...) Con la sua organizzazione così perfetta e con la sua instancabile attività, ridotta ora a cibarsi di larve di insetti, ora a morire di fame, rende palese la sproporzione tra i mezzi e il fine.

 

Junghuhn racconta di aver visto a Giava un campo immenso, tutto ricoperto di scheletri e di averlo preso per un campo di battaglia: si trattava invece di scheletri di enormi tartarughe, lunghe cinque piedi, larghe tre e altrettanto alte, che, per deporre le uova, lasciano il mare e arrivano ad attraversare quel campo, dove vengono assalite da cani selvatici, i quali, unite le loro forze, le rovesciano sulla schiena e, dopo aver strappato loro la corazza inferiore, ossia le piccole scaglie del ventre, se le mangiano vive. Ma spesso, a questo punto, una tigre piomba sui cani. Tutto lo strazio di questa scena si ripete migliaia di volte, di anno in anno. Ecco dunque perché queste tartarughe vengono generate. Ma per quale colpa devono soffrire questo tormento? Perché tutte queste scene di orrore?

 

A queste osservazioni affianchiamo ora lo studio del genere umano: per quanto la cosa diventi più complicata e acquisti un aspetto piuttosto serio, il suo carattere fondamentale resta immutato. Anche qui la vita non si presenta mai come un dono da godere, bensì come un compito, come un lavoro da sbrigare: nel grande come nel piccolo, non vediamo dunque altro, se non universale miseria, fatica incessante, continua oppressione, lotta senza fine, attività forzata, il tutto sorretto dalle energie del corpo e dello spirito, tese nel loro massimo sforzo. Migliaia di uomini, raggruppati in popoli, aspirano al bene comune e ciascun individuo ricerca il proprio, ma questo provoca migliaia e migliaia di vittime. (...)

 

Ma il fine ultimo di tutto questo, qual è? Tenere in vita, per un breve tratto di tempo, creature effimere e tormentate, nel migliore dei casi gravate da una miseria appena sopportabile e da una relativa assenza di dolore, che trapassano però subito in noia; e, in seguito, perpetuarne la specie e il suo operare. (...)

 

Questo genere umano, che è innumerevole perché continua a riprodursi e che, incessantemente, si muove, si agita, si accalca, si tormenta, si dimena e recita l'intera, tragicomica storia del mondo, accetta la beffa di una simile esistenza.

 

Arthur Schopenahuer

(§28 del Supplemento al secondo Libro - 'Il mondo come volontà e rappresentazione')

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“Quando considero la breve durata della mia vita, sommersa nell’eternità 

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inabissato nell’infinita immensità degli spazi che ignoro e che m’ignorano, 

io mi spavento e stupisco di trovarmi qui piuttosto che là, non essendoci 

nessuna ragione perchè sia qui piuttosto che là, oggi piuttosto che domani. 

Chi mi ci ha messo? Per ordine e per opera di chi questo luogo e questo 

tempo furon destinati a me?"


(da Pensieri, Blaise Pascal)

 

 

 

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Tutti gli uomini nascono aristotelici o platonici: le opinioni e le interpretazioni difficilmente interesseranno i primi, i fatti e le dimostrazioni non convinceranno mai i secondi.
(Conversazione a tavola di S.T. Coleridge).

 

Ma se i buoi, i cavalli e i leoni avessero mani o potessero dipingere e compiere quelle opere che gli uomini compiono cone le mani i cavalli dipingerebbero immagini degli Dèi simili ai cavalli, i buoi simili ai buoi, e plasmerebbero i corpi degli degli Dei simili all'aspetto che ha ciascuno di essi.                                 (Senofane)

 

Non cesseremo di esplorare 
E alla fine di tutto il nostro esplorare 
Arriveremo al punto di partenza 
E conosceremo il luogo per la prima volta.

                               (Little Gidding di T.S.Eliot)

 

 

Ho attraversato i continenti 
Per vedere il più alto dei mondi 
Ho speso una fortuna
Per navigare sui sette mari
E non avevo avuto il tempo di notare 
A due passi dalla porta di casa 
Una goccia di rugiada su un filo d’erba.

                                    (Rabindranath Tagore)

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