1 novembre 2010 1 01 /11 /novembre /2010 14:50

E’ un’idea prescritta. Da migliaia di anni l’uomo ha bisogno di credere alla propria immortalità anche se mai è stata confermata da alcuna disciplina competente. E’ un’idea. Dell’Uomo. Non ci sono prove, né scientifiche né razionali. 

Ciò nonostante, le religioni, e molte filosofie, parlano dell’immortalità della coscienza come di un fatto.


Intere culture ne hanno professato il mito. Gli antichi governanti egiziani riempivano le loro tombe “degli agi e dei lussi della vita affinchè il corpo avesse quello che potesse servire quando si fosse riunito con il Ka”, l’anima. Addirittura alcune religioni descrivono come sarà quella nuova forma di consapevolezza, fin nei particolari, senza spiegare, però, quale possa essere la prerogativa per cui un cristiano dovrebbe viverla diversamente da un musulmano o da un’induista.

Senza alcun rigore, si spiega idealmente un oggetto metafisico attraverso categorie umane, 

ottenendone un risultato inutilizzabile.

 

Fino ad oggi, quindi, tutto ciò che si è scritto, e detto, su questo tema è pura credenza, poiché non esistono prove che la coscienza sia immortale, non avendone, peraltro, ancora definita la sua natura. 

E la storia insegna che con le credenze si sono assoggettati i popoli, la cui liberazione intellettuale si è avuta solo quando è intervenuta la scienza. Quindi è lecito il sospetto di una strumentalizzazione.

 

Ed è proprio per fugare ogni dubbio che la Chiesa, anche per la propria apologetica, dovrebbe collocarsi in testa ai finanziamenti per la ricerca in questo ambito, prima ancora che per investimenti che non le appartengono, per poter confermare la propria buona fede.

 

A differenza delle divinità, la coscienza è, infatti, un attributo personale dell’Uomo, non è altro da sè, per cui l’argomentazione scientifica è legittima, oltre che fondamentale.

Mentre Dio è tabù e diventa blasfemo qualunque tentativo scientifico o logico di escluderne l’esistenza o cercare di determinarne la natura, la coscienza è umana, quindi lecitamente esaminabile.

E solo facendo ricerca, e dedicandole il tempo necessario, si può chiarire se la coscienza sia o meno qualcosa che non può far altro che perire irrimediabilmente con la morte del corpo o sopravvivergli.

 

Considerando tutte le informazioni note fino ad oggi, esperimenti, teorie, conoscenza della materia, speculazioni filosofiche, ottenute in centinaia di anni da migliaia di persone dotte e qualificate, la probabilità che la coscienza personale possa vivere in eterno è tanto bassa quanto la caduta di un meteorite alle 8:27 di domani e proprio sopra la vostra vettura.

Anche se la possibilità esiste.

 

L’eventualità dell’immortalità si basa soltanto sul fatto che la nostra conoscenza della fisica è ancora lontana dall’essere esaustiva, quindi per dovere di precisione non si possono trarre conclusioni, per così dire, affrettate. Ma quello che conta, è l’aspetto concreto, cioè quello che, molto probabilmente, è, e gli indizi non sono a favore di una sopravvivenza eterna della consapevolezza individuale.

 

(heidi)

 

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Published by Maurizio Fiumara - in studi e ricerche
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commenti

enricomas 01/22/2011 00:42



Il carico di informazioni emotive, visive, uditive, persino
tattili, che immagazziniamo, e' una quantita' di dati enorme che non puo' essere quantificata. Nessun computer riesce tuttora a contere trent'anni della vita di un cervello. Milioni di computer
strapieni di informazioni, senza la possibilita' di svuotare il cestino.


Questi dati si uniscono, si scompongono e ricompongono a
piacimento, nella nostra mente, sotto l'influsso di stimoli esterni ed interni. Il comatoso non sogna, e per lui il mondo non esiste, come non esiste il
tempo. Si risvegli nello stesso momento in cui si e' addormentato.


Questo significa che i fenomeni considerati para-normali, sono
semplicemente fenomeni dovuti alle associazioni mentali di una mente sveglia o semi-sveglia. Si ragiona per continuita', contiguita' e somiglianza, e si sogna allo stesso modo. Solo che
nel sogno e nella veglia, le sensazioni e le percezioni si acuiscono.

Ma cio' che e' fondamentale capire e' che non ci sono influenze esterne che dirigono la volonta', ma influenze interne, come i desideri, le aspettative, le paure, le angoscie.
Sono questi sentimenti che dirigono la mente, sopratutto nel sogno e nella veglia, verso cio' che il nostro inconsco desidera cercare.
Si trova solo quello che si cerca, e se si vuole trovare una corrispondenza sensata, stiamo pur certi che la troveremo.


Non esiste il para-normale. Esiste soltanto uno spazio che
ancora non conosciamo. Ma sappiamo bene che questo spazio e' racchiuso nella notra teca cranica.
Senza il contenuto in funzione, il mondo non c'e' piu', come non ci siamo piu' noi. Tutto il resto sono chiacchere inutili, che continuano a perpetrare supestizioni vecchie e
nuove.


Ma si sa, si vive anche, e alcuni sopratutto, di
supestizioni.



nadia 01/09/2011 18:03



La gente comune non ha ancora capito di farsi solo del male nel pensare che possa continuare una nuova vita dopo la morte. Credere protegge ma solo fino ad un certo punto. Pensare alla vita come
unica opportunità del nostro essere aiuta a vivere meglio il presente.



SCUSATE PER LA PUBBLICITA' MA I PAGLIACCI DI OVER-BLOG 

SI RITENGONO LIBERI DI FARE QUELLO CHE VOGLIONO,

IN DEROGA ALLE REGOLE PRESTABILITE.


IL MIO NUOVO BLOG "LA TALPA E LA CIVETTA" LO TROVATE

LINKATO NELLA MIA BIO

 

 

 

 

 

“Quando considero la breve durata della mia vita, sommersa nell’eternità 

che la precede e la segue, il piccolo spazio che occupo e financo che vedo, 

inabissato nell’infinita immensità degli spazi che ignoro e che m’ignorano, 

io mi spavento e stupisco di trovarmi qui piuttosto che là, non essendoci 

nessuna ragione perchè sia qui piuttosto che là, oggi piuttosto che domani. 

Chi mi ci ha messo? Per ordine e per opera di chi questo luogo e questo 

tempo furon destinati a me?"


(da Pensieri, Blaise Pascal)

 

 

 

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Tutti gli uomini nascono aristotelici o platonici: le opinioni e le interpretazioni difficilmente interesseranno i primi, i fatti e le dimostrazioni non convinceranno mai i secondi.
(Conversazione a tavola di S.T. Coleridge).

 

Ma se i buoi, i cavalli e i leoni avessero mani o potessero dipingere e compiere quelle opere che gli uomini compiono cone le mani i cavalli dipingerebbero immagini degli Dèi simili ai cavalli, i buoi simili ai buoi, e plasmerebbero i corpi degli degli Dei simili all'aspetto che ha ciascuno di essi.                                 (Senofane)

 

Non cesseremo di esplorare 
E alla fine di tutto il nostro esplorare 
Arriveremo al punto di partenza 
E conosceremo il luogo per la prima volta.

                               (Little Gidding di T.S.Eliot)

 

 

Ho attraversato i continenti 
Per vedere il più alto dei mondi 
Ho speso una fortuna
Per navigare sui sette mari
E non avevo avuto il tempo di notare 
A due passi dalla porta di casa 
Una goccia di rugiada su un filo d’erba.

                                    (Rabindranath Tagore)

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