Come si spiega che il passato sia pregno di un pullulare di apparizioni di santi, madonne nelle più differenti versioni, addirittura di teofanie, e che oggi, cioè da quando sono possibili le misurazioni, ovvero tests sulla veridicità delle affermazioni metafisiche, il numero delle presunte manifestazioni si sia drasticamente ridotto, residuando soltanto quelle non sottoposte a verifica?
Ci sono centinaia di racconti e diecine di libri, editi da case come Edizioni Paoline, SEI, Dehoniane, Mediterranee, per citare solo le maggiori, che raccontano fatti straordinari e di anime venute dall’oltretomba, come fossero fatti della natura, anche piuttosto frequenti.
Mi domando perchè questa ventura non sia dominio di ciascuno e, dunque, anche mio. Vorrei parteciparvi per farmene un’opinione personale, ma qual è il criterio di sorteggio? Cosa potrei fare, io, per poter accedere a questa improbabile estrazione? E, soprattutto, vi posso aderire?
A quanto ne so non c’è una risposta esauriente a queste domande.
E allora è legittimo un dubbio: saranno tutte vere le storie raccontate? Ci sono prove inconfutabili sulla loro autenticità?
“Il volto di un angelo” di I. Felici (Edizioni Paoline, 1955), “Riflessioni sui novissimi” di Fr. Eusebio di Maria, (Ed. Sussidi, Erba (Co)), “Volo tra le fiamme” di I. Felici, (Queriniana, Brescia, 1951), ”Lo zingaro di Cristo” di M. G. Ceccuzzi, (Edizioni Paoline, 1953) sono libri, pubblicati, stracolmi di vicende inverosimili e mirabolanti, che nessuno ha mai potuto appurare, ma consegnate al lettore per certe.
In casi come questi la verificabilità è fondamentale per determinare una vendita onesta. Infatti, se questi libri raccontassero vicende davvero accadute, non importa se razionali, non saremmo qui, teologi e filosofi in testa, a discutere sull’esistenza di una vita oltre la morte o proprio di quella di un dio. Sarebbero fatti, al limite potremmo ragionare sulla loro spiegazione.
Il rigore richiesto per portare alla luce fenomeni di tale portata deve essere di livello elevatissimo perchè la realtà di tutti i giorni è ben diversa. Ci vuole preparazione per la comprensione e controllo per poter escludere qualunque altra spiegazione possibile.
Per pubblicare eventi così importanti non è sufficiente raccontarli.
E allora è chiaro che ci troviamo di fronte a favole, create più o meno in buona fede, ma pubblicate di certo con malizia, con lo scopo di reclutare nuovi accoliti e fidelizzare quelli già in dote.
Questi libri sono illegali. Diffondono informazioni incerte spacciandole per vere. Sono pubblicità ingannevole. Sfruttano la credulità popolare per batter cassa, direttamente con la vendita e, indirettamente, con gli incommensurabili merchandising e potere derivanti.
In questi libri non c’è nulla di religioso, confondono solo le idee dei più vulnerabili, complicando il lavoro di chi vorrebbe approdare alla verità. Un danno smisurato.
E per non riferire solo personali considerazioni ho scelto due brevi racconti tra le centinaia di quelli a disposizione di tutti (non immaginate la pena nel fare queste letture!) lasciando al lettore le proprie valutazioni:
“Il Venerabile P. Domenico di Gesù Maria era solito tenere nella sua cella, come si usa nell'Ordine Carmelitano, un teschio vero, sia per ricordare la morte come per avere un richiamo al dovere di carità di suffragi verso i defunti.
Quando arrivò al convento di Roma, nella cella che gli venne assegnata trovò un teschio, da cui una notte udì una voce alta e spaventevole che gridava: «In memoria hominum non sum - nessuno si ricorda di me». Le parole furono ripetute più volte e udite in tutto il dormitorio del convento. Il Venerabile rimase stupito e timoroso, dubitando che si trattasse di un fenomeno diabolico. Si mise subito a pregare per sapere cosa dovesse fare. Prese poi dell'acqua benedetta e aspergendola sopra il teschio, il medesimo pronunciò queste altre parole: «Acqua, Acqua, misericordia, misericordia».
Il religioso gli domandò chi era e che misericordia voleva. Il defunto rispose dandogli queste informazioni: era un tedesco, venuto a Roma a visitare i Luoghi Santi. Il suo corpo era stato sotterrato da molto tempo nel camposanto, l'anima si trovava in Purgatorio a patire pene intollerabili. Non aveva nessuno che gli facesse del bene, né chi si ricordasse di lui, e perciò lo pregava di aspergerlo continuamente con l'acqua benedetta. Gli raccomandò che pregasse per lui il Signore affinché lo liberasse da quelle pene.
Padre Domenico promise. Pregò molto e fece penitenze. Pochi giorni dopo il defunto gli comparve in cella per ringraziarlo del beneficio della liberazione dal Purgatorio, promettendogli riconoscenza.
(dai processi di beatificazione del P. Domenico di Gesù Maria)
Giovanni Bosco, da giovane studente nel seminario di Chieri, fece questo patto con il suo amico e condiscepolo Comollo: chi dei due fosse morto per primo sarebbe venuto la notte seguente a informare l'altro della propria sorte, a condizione che Iddio l'avesse permesso. «Io ignoravo tutte le conseguenze di una simile promessa, scriverà più tardi don Bosco, e confesso che fu una grande follia; così io consiglio vivamente gli altri di astenersene. Ma noi allora non trovammo nulla di riprensibile in questa promessa ed eravamo ben decisi a mantenerla. La rinnovammo più volte, in particolare durante l'ultima malattia di Comollo. Le ultime parole di Comollo e il suo sguardo mi assicurarono dell'adempimento del nostro patto.
Nel seminario di Chieri, la notte dal 3 al 4 aprile 1839, che seguiva il giorno della sepoltura di Luigi Comollo, io - raccontò Giovanni - riposavo con venti alunni del corso teologico... Ero a letto ma non dormivo. Sullo scoccare della mezzanotte, si ode un cupo rumore in fondo al corridoio, rumore che si rendeva più sensibile, più cupo, più acuto a misura che si avvicinava. Pareva quello di un carrettone tirato da molti cavalli, di un treno di ferrovia, quasi dello sparo di un cannone... I seminaristi di quel dormitorio si svegliano, ma nessuno parla. Io ero impietrito dal timore. Il rumore si avanza, e sempre più spaventoso; e presso il dormitorio si apre da sé violentemente la porta. Continua più veemente il fragore senza che si veda cosa alcuna, eccetto una languida luce, ma di colore vario, che pareva regolatrice di quel suono. A un certo momento si fa improvviso silenzio: splende più viva quella luce; si ode distintamente risuonare la voce del Comollo (ma più esile di quando era vivo) che, per tre volte consecutive, dice: Bosco! Bosco! Bosco! io sono salvo!
In quel momento il dormitorio divenne ancor più luminoso, il cessato rumore si fece riudire di gran lunga più violento, quasi tuono che sprofondasse la casa, ma tosto cessò, e ogni luce disparve. I compagni, balzati dal letto, fuggirono senza saper dove... Tutti avevano udito il rumore. Parecchi intesero la voce, senza capirne il senso... Io ho sofferto assai e fu tale il mio spavento che in quell'istante avrei preferito morire. Fu la prima volta che, a mio ricordo, abbia avuto paura. Di qui incominciò una malattia che mi portò all'orlo della tomba, e mi lasciò così malandato di salute che non ho potuto più riacquistarla, se non molti anni dopo».
(G. B. Lemoyne, Vita di S. Giovanni Bosco, vol. 1, Torino 1953, pp. 192-194.)
Questa è letteratura, seppur sui generis, ma anche tra i teologi contemporanei c’è chi afferma, per esempio, che “si può con tutta sicurezza ritenere il Paradiso un astro situato realmente al centro dell'universo, attorno al quale roteano tutti gli altri corpi celesti, rifatti splendidissimi.” (Otto Herman Pesch).
Purtroppo quelle che a me paiono stravaganze pericolosissime non lo sono per moltissimi credenti, mentre per la Chiesa sono addirittura verità sacrosante a cui il fedele deve adattarsi perchè provenienti da Dio per tramite dello Spirito Santo.
E a chi vuole replicare sostenendo che si può essere cattolici praticanti anche in presenza di testimonianze come quelle appena scorse, perchè è la dottrina ufficiale che ha valore, domando allora se sia davvero nota la reale posizione della Chiesa cattolica e se ci si sente pronti a condividerla, senza esitazione alcuna, perchè neanche essa risparmia proclamazioni impegnative.
Mi riferisco, per esempio, al Concilio Ecumenico Lateranense IV col quale si assicura che “Tutti risorgeranno col proprio corpo che hanno ora”, e al Catechismo di S. Pio X che rispondendo alle domande 157 e 158 afferma “Alla fine del mondo ci attende la resurrezione della carne e il giudizio universale. Resurrezione della carne significa che il nostro corpo, per virtù di Dio, si ricomporrà e si riunirà all'anima per partecipare, nella vita eterna, al premio o al castigo da essa meritato” approdando, poi, al Catechismo della Chiesa Cattolica, che ai numeri 997-1001 aggiunge “Con la morte, separazione dell'anima dal corpo, il corpo dell'uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo risorto. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della Resurrezione di Gesù. Tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti, nell'ultimo giorno, alla fine del mondo. Infatti la Risurrezione dei morti è intimamente associata alla Parusia di Cristo”.
Oggi iniziano ad essere in molti gli illustri studiosi che dichiarano l’evidente improbabilità, teoreticamente inconsistente, di una resurrezione del corpo, se non altro per la grande difficoltà di stipare centinaia di miliardi di persone, fisicamente da qualche parte nell’universo.
Ergo, forse è arrivato il momento di cominciare, sul serio, a chiarire senza opportunismi qualche fondamentale, con tutto il rispetto per chi crede per Fede e un po’ meno per chi ci scherza clandestinamente.
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