E’ un’idea prescritta. Da migliaia di anni l’uomo ha bisogno di credere alla propria immortalità anche se mai è stata confermata da alcuna disciplina competente. E’ un’idea. Dell’Uomo. Non ci sono prove, né scientifiche né razionali.
Ciò nonostante, le religioni, e molte filosofie, parlano dell’immortalità della coscienza come di un fatto.
Intere culture ne hanno professato il mito. Gli antichi governanti egiziani riempivano le loro tombe “degli agi e dei lussi della vita affinchè il corpo avesse quello che potesse servire quando si fosse riunito con il Ka”, l’anima. Addirittura alcune religioni descrivono come sarà quella nuova forma di consapevolezza, fin nei particolari, senza spiegare, però, quale possa essere la prerogativa per cui un cristiano dovrebbe viverla diversamente da un musulmano o da un’induista.
Senza alcun rigore, si spiega idealmente un oggetto metafisico attraverso categorie umane,
ottenendone un risultato inutilizzabile.
Fino ad oggi, quindi, tutto ciò che si è scritto, e detto, su questo tema è pura credenza, poiché non esistono prove che la coscienza sia immortale, non avendone, peraltro, ancora definita la sua natura.
E la storia insegna che con le credenze si sono assoggettati i popoli, la cui liberazione intellettuale si è avuta solo quando è intervenuta la scienza. Quindi è lecito il sospetto di una strumentalizzazione.
Ed è proprio per fugare ogni dubbio che la Chiesa, anche per la propria apologetica, dovrebbe collocarsi in testa ai finanziamenti per la ricerca in questo ambito, prima ancora che per investimenti che non le appartengono, per poter confermare la propria buona fede.
A differenza delle divinità, la coscienza è, infatti, un attributo personale dell’Uomo, non è altro da sè, per cui l’argomentazione scientifica è legittima, oltre che fondamentale.
Mentre Dio è tabù e diventa blasfemo qualunque tentativo scientifico o logico di escluderne l’esistenza o cercare di determinarne la natura, la coscienza è umana, quindi lecitamente esaminabile.
E solo facendo ricerca, e dedicandole il tempo necessario, si può chiarire se la coscienza sia o meno qualcosa che non può far altro che perire irrimediabilmente con la morte del corpo o sopravvivergli.
Considerando tutte le informazioni note fino ad oggi, esperimenti, teorie, conoscenza della materia, speculazioni filosofiche, ottenute in centinaia di anni da migliaia di persone dotte e qualificate, la probabilità che la coscienza personale possa vivere in eterno è tanto bassa quanto la caduta di un meteorite alle 8:27 di domani e proprio sopra la vostra vettura.
Anche se la possibilità esiste.
L’eventualità dell’immortalità si basa soltanto sul fatto che la nostra conoscenza della fisica è ancora lontana dall’essere esaustiva, quindi per dovere di precisione non si possono trarre conclusioni, per così dire, affrettate. Ma quello che conta, è l’aspetto concreto, cioè quello che, molto probabilmente, è, e gli indizi non sono a favore di una sopravvivenza eterna della consapevolezza individuale.
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