Perchè da quando esiste l'uomo pensante si parla di dio o di dei? E' un'esigenza innata a cui nessuno può sfuggire, è utile per l'efficienza del genere umano, o semplicemente è un pensiero imposto? Oggi in molti rispondono che se imposizione c'è stata è una questione passata; ora si è liberi di scegliere se credere in un dio trascendente, panteistico o in una carota. Vero è che col Concilio di Trento (1545 - 1563) chi non si allineava alla Chiesa e dimostrava di avere una testa che tentava di ragionare veniva messo al rogo (G. Bruno) o doveva abiurare e starsene ai domiciliari (G. Galilei).Ma anche oggi se non dimostri (è sufficiente ufficialmente!) di credere in un dio, la tua vita non è proprio una passeggiata. Tanto per cominciare sei una "negazione": un "non" credente, un "a" teo, ovvero manchi di qualcosa rispetto ad una "normalità" arbitraria ed imposta.Seppur formalmente, qualcuno si è accorto della disparità e ha coniato il neologismo bright, che ha la stessa accezione di ateo, ma con una qualificazione positiva. E' un primo passo verso la parità, sia chiaro, non verso l'ateismo; anche in questo caso, infatti, ne sarei contrariato. Provate, poi, a segnalare in uncurriculum vitaedi essere atei. Provate ad indicarlo sui "santini" di una campagna elettorale per le amministrative del vostro Comune. Provate a sfiorare l'argomento nell'assemblea di classe di vostro figlio. Dunque, credere in un Dio, ed in particolare nel dio ebraico, meglio ancora cristiano, è un vantaggio, automaticamente un eloquente suggerimento per tutti, dalla nascita, ed una pulce nell'orecchio per chi è scettico sull'esistenza di un dio e radicale sull'esigenza di pensarla liberamente, senza coercizioni. Escludendone l'utilità per l'efficienza del genere umano rimane il tema "esigenza innata".Credere in un dio è un'esigenza innata? Diciamo che la risposta è articolata, ma sostanzialmente negativa.Ad un certo momento della vita un individuo si domanda quale sia l'origine dell'esistenza, ma molto banalmente perchè ragiona sulla base del concetto spazio-tempo, è la peculiarità umana, che produce il limite di non riuscire a razionalizzare l'infinito. E se vogliamo classificare ogni cosa siamo costretti a dare un nome a ciò che non siamo in grado di capire e dimostrare. Ma questa non è "l'esigenza innata di Dio" come vorrebbero farci credere alcuni.Diciamo, quindi, che i fatti ci portano ad affermare che nessun dio è un soggetto fisico, ma sempre un'idea, che questa idea non è innata, che imporre l'esistenza di un dio facilita la sottomissione, specie delle categorie meno istruite e attive intellettualmente (escludendo gli speculatori) e che, a conti fatti, la sua strumentalizzazione permette di fare pure un sacco di soldi. (heidi)